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TESTIMONIANZA DI SANTA BAKHITA
 

CON GESÙ:

PERDONO, GIOIA E PACE

 

 

Santa Giuseppina Bakhita "era nata nel 1869 circa - lei stessa non sapeva la data precisa - nel Darfur, in Sudan. All'età  di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici." (Spe Salvi, n. 3).

 
In un convegno di giovani, uno studente bolognese chiese: "Cosa farebbe se incontrassse i suoi rapitori?". Senza un attimo di esitazione, rispose: "Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani; perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa... Se stessi in ginocchio tutta la vita, non dirò mai abbastanza tutta la mia gratitudine al buon Dio".

Le sue parole sono parole di pace, di serenità, di perdono perché ha incontrato Gesù che le ha riempito il cuore con il Suo amore. Gesù, per lei, è davvero un tesoro davanti al quale, tutto diventa secondario, perfino le disgrazie che la aiutavano a conoscere Gesù, erano considerate da lei come grazie e le persone che erano la causa e l'origine di tutte le sue sofferenze e tribolazioni lei le considerava come benefattori.


Davvero lei avrebbe potuto ripetere le stesse parole di San Paolo: "Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità  della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede."
(Fil 3,7-9).