La Chiesa che è in Africa è stata l'oggetto del premuroso servizio di tanti missionari, fu chiamata nel 1969 a prendere in mano il compito del servizio missionario di testimoniare Cristo nel continente. Ora, con l'Esortazione Apostolica Ecclesia in Africa, la Chiesa in Africa ha ricevuto una nuova sfida: lanciarsi a tutto il mondo per portare il lieto messaggio del Vangelo. Si tratta della chiamata di testimoniare Cristo a tutti coloro che non Lo hanno conosciuto affinché Lo amino e Lo seguano, perché in Lui è la vita e la salvezza.
1. Africa missionaria dell'Africa
Nel cammino delle chiese in Africa, l'anno 1969 è ricordato come una data speciale che ha segnato una tappa della sua vita. Infatti, nel discorso alla prima Assemblea dello SCEAM a Kampala, il 31 luglio 1969, il papa Paolo VI, parlando alle chiese in Africa, dichiarò solennemente:
"La Chiesa di Cristo è davvero piantata in questa terra benedetta". Le parole del Papa risuonavano come un riconoscimento della maturità delle comunità ecclesiali in Africa e, quindi, il Papa le invita a aprire le frontiere delle diocesi e delle nazioni per portare Cristo a tutti fratelli del continente africano: "Voi africani siete ormai i missionari di voi stessi". Bisogna che le chiese in Africa si trasformino dallo stato di essere oggetto della missione allo stato di essere soggetto della missione. Le chiese in Africa hanno ricevuto la fede, ora il tempo è maturo e quindi da parte loro, sono chiamate a prendere la responsabilità di portare la fede ai fratelli del continente africano che non hanno ancora la gioia di conoscere Cristo come Salvatore.
2. Dall'Africa al mondo intero
Venticinque anni dopo, il Papa Giovanni Paolo II, parlando alle chiese in Africa, apre l'orizzonte missionario per queste chiese, laciandole al mondo intero:
La prospettiva è bella e grande, ma si domanda se le chiese locali dell'Africa sono capaci a compiere un tale si grande compito. Per rispondere a questo interrogativo, bisogna guardare alcune cifre statistiche che possono offrire una idea sul cammino realizzato dalle chiese locali in Africa in questi ultimi 25 anni:
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| Abitanti |
343.910.000
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442.782.000
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610.697.000
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688.176.000
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| Cattolici |
39.728.000
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54.759.000
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81.883.000
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98.851.000
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| % Cattolici |
11,6
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12,37
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13,41
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14,36
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| Sacerdoti diocesani |
4.780
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5.507
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9.184
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12.231
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| Sacerdoti religiosi |
12.392
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11.337
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10.085
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10.269
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| Fratelli religiosi |
5.780
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5.248
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5.495
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6.126
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| Suore |
33.360
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35.473
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40.789
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46.224
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| Catechisti |
?
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113.489
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239.006
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297.714
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Dalle statistiche risulta una crescita impressionante realizzata nel periodo dal 1969 al 1993. Si presta l'attenzione in modo particolare ad alcuni aspetti rivelati dalle statistiche. Innanzitutto, si deve notare l'incremento costante della percentuale dei cattolici in rapporto alla popolazione generale del continente. Similmente si nota la crescita costante delle forze apostoliche, particolarmente dei catechisti che, nel 1970, non attiravano l'attenzione e quindi non si figuravano nelle statistiche.
Un altro campo dove si evidenzia la forza delle chiese in Africa è la fondazione degli istituti superiori di formazione. A parte dei seminari, dei noviziati e dei scolasticati, secondo un rapporto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli in 1990, esistevano già 156 istituti e centri catechistici a differenti livelli: diocesano, inter-diocesano, nazionale, regionale e internazionale. A livello universitario, ci sono 44 istituti di studi superiori affiliati o aggregati alla Pontificia Università Urbaniana e 5 facoltà ecclesiastiche: ICAO a Abidjan, Costa d'Avorio (erezione canonica.: 12.8.1975); Catholic Higher Institute of Eastern Africa a Nairobi, Kenya (erezione canonica: 2.5.1984); Facultés Catholiques de Kinshasa, Zaire (erezione canonica: 25.11.1987); Institut Catholique de Yaoundé, Camerun (erezione canonica: 15.11.1991); Catholic Institute of West Africa a Port Harcourt, Nigeria (erezione canonica: 9.5.1994).
Ma insieme con la crescita in quantità dei fedeli e del personale apostolico, le chiese in Africa hanno cresciuto pure nella fede che si esprime chiaramente nello spirito missionario. Si potrebbe segnalare alcuni fatti evidenti. Il primo fatto è la coscienza missionaria delle chiese in Africa che si manifesta in modo evidente attraverso le parole di Mons. Kalilombe (Malawi) nel suo intervento a nome delle AMECEA durante il Sinodo dei vescovi 1974:
La forza di una chiesa non dipende semplicemente al numero degli operatori, ma soprattutto dipende alla profondità della fede in Cristo dei suoi membri che li rende capaci di donarsi senza frontiera. In questo senso, la partenza dei missionari per andare al mondo è già un segno eloquente di questa forza. Ma il dono della vita, amare sino a donarsi totalmente, è certamente un segno più radicale. Anche in questo aspetto, l'espressione nelle chiese in Africa non è meno chiara. Accanto ai gloriosi santi martiri del passato, in questi ultimi 40 anni, circa 200 sacerdoti africani hanno dato il loro sangue come espressione e prova della fedeltà dell'amore a Cristo e al suo popolo.
Questa descrizione, pur non esaurendo tutte le espressioni della vita delle chiese in Africa, è sufficiente per far intravedere una immensa forza della vita di fede che non può contenersi all'interno dell'Africa, ma deve diffondersi aldilà dei limiti del continente africano. Quindi, le direttive del Papa nell'Esortazione Apostolica Ecclesia in Africa non sono un ordine estraneo alla vita delle chiese in Africa, ma sono una indicazione chiara per rendere esplicita ciò che è già esistente, ma forse ancora implicito. Le chiese in Africa sono chiamate a testimoniare Cristo a tutto il mondo perché possiedono già la capacità. L'Africa deve perché può.
3. Cominciare dall'essenziale
La chiamata della missione ad gentes che invita le chiese in Africa a lanciarsi al mondo intero richiede una preparazione adeguata. Gli aspetti della preparazione sono molteplici, ma alla luce della Ecclesia in Africa tre aspetti sono essenziali: santità, comunione ecclesiale e amore universale.
La santità che è l'unione intima di vita con Cristo è il fondamento di tutto l'impegno. Su questa necessità, la Ecclesia in Africa richiama una affermazione fondamentale della Redemptoris Missio: "La rinnovata spinta verso la missione ad gentes esige missionari santi. Non basta rinnovare i metodi pastorali, né organizzare e coordinare meglio le forze ecclesiali, né esplorare con maggiore acutezza le basi bibliche e teologiche della fede: occorre suscitare un nuovo 'ardore di santità' fra i missionari e in tutta la comunità cristiana (RMi 69)". Il missionario va al mondo in nome di Cristo. Perciò, egli è libero per comunicare la sua gioia della conoscenza di Cristo a tutti senza complesso.
La comunione ecclesiale è un'altra colonna essenziale dello spirito missionario; è un modo concreto per vivere la santità perché, infatti, la comunione con i fratelli è la sovrabbondanza della comunione con Cristo. Applicando questo spirito ai vescovi, la Ecclesia in Africa invita: "Nella quotidiana dedizione al gregge loro affidato, essi non devono mai perdere di vista le necessità della Chiesa nel suo insieme. In quanto vescovi cattolici, essi non possono non avvertire la sollecitudine per tutte le Chiese, che bruciava nel cuore dell'Apostolo (cf. 2Cor 11,28)".
La terza esigenza essenziale della missione ad gentes è la carità universale. Questa esigenza nasce dall'amore di Cristo e dall'amore per gli uomini. Infatti, il missionario è colui che è conquistato dall'amore di Cristo; egli va al mondo perché l'amore di Cristo lo spinge. Con l'amore di Cristo nel cuore egli va a incontrare ogni uomo. Il missionario non può comunicarsi autenticamente con gli altri senza amarli. I due amori, quello di Cristo e quello per gi uomini si compenetrano. Nel contesto dell'esperienza di vita e della storia peculiare dell'Africa, l'amore deve essere capace a superare se stesso per esprimersi in dono gratuito, perdono e riconciliazione. Infatti, tenendo presente del contesto peculiare dell'Africa, la Ecclesia in Africa da una chiara indicazione sul modo di vivere l'amore che si concretizza come solidarietà: "Pronta a cooperare con ogni uomo di buona volontà e con la comunità internazionale, la Chiesa in Africa non cerca vantaggi per se stessa. La solidarietà che essa esprime 'tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione'".
Conclusione
Guardando al futuro certamente non si deve chiudere gli occhi davanti
alle gravi difficoltà che l'Africa deve affrontare. Tuttavia, riguardare
il passato delle chiese in Africa, non si può non nutrire una viva
speranza nel cuore. I progressi sorprendenti realizzati citati sopra sono
stati realizzati proprio nel periodo travagliato della storia del continente
africano. E' il periodo di guerra di indipendenza e di guerre e guerriglie
interne. Quando fu chiesto sul futuro della Chiesa nel suo paese, Guinea
Conakry, Mons. Tchidimbo rispose: "Nutro una grande speranza per la Chiesa
in Guinea, per il semplice fatto che nonostante le difficoltà gravissime,
essa è sempre stata fedele a Cristo". La stessa ragione della speranza
si potrebbe applicare a tutto il continente africano e questo è
certamente motivo di speranza per la causa della missione ad gentes
della Chiesa.