Santissimo Padre, Eminenze, Vescovi, Delegati, Fratelli e Sorelle in Cristo, faccio questo intervento come Vescovo di Macau.
Mentre ci accingiamo ad entrare nel 21° secolo e nel terzo millennio, grazie agli avanzati mezzi di trasporto e di comunicazione sociale, il mondo diventa di anno in anno sempre più piccolo. D'altro canto, a causa della enorme quantità di informazioni che si ricevono (volontariamente o involontariamente) ogni giorno, è possibile trovarsi in situazioni del tutto particolari:
1. a causa dei molteplici impegni, non si ha tempo nemmeno per stare
con la propria famiglia;
2. poiché si è sottoposti ad un flusso enorme di informazioni,
a volte riportate in termini non del tutto oggettivi, è possibile
perdere il senso di orientamento (cosa fare, come fare, a chi dare ascolto,
a nome di chi e con quale autorità, e via dicendo). Noi religiosi
e cristiani dobbiamo trovare un equilibrio in queste situazioni. Dobbiamo:
1. comprendere e valutare il nostro ruolo in seno alla società
asiatica;
2. sforzarsi per avere una chiara idea delle informazioni che riceviamo.
Agli occhi del popolo asiatico, il ruolo principale dell'uomo consacrato è quello di portare la santità a coloro che incontra, con le parole e l'esempio, anche a costo di un eroico gesto di negazione di sé, mentre i seguaci devoti di una religione, ognuno nel proprio ambito, sono tenuti a praticare la loro fede, a fare il bene e ad attirare gli altri alla propria religione.
Siamo determinati a cambiare questa mentalità del popolo asiatico a rischio di vedere la nostra religione etichettata dal popolo asiatico come religione straniera per sempre?