Via Urbano VIII, 16 - 00165 ROMA (Italia)
Tel. 06/698.81024; Fax 06/698.81332
E-mail: info@euntes.net

PAROLA PER LA MISSIONE
Spunti di riflessione missionaria
sulla liturgia domenicale

L'EUNTES.NET propone, settimanalmente, a laici, religiose e sacerdoti un itinerario di riflessioni sulla liturgia domenicale in chiave missionaria. Si offrono degli spunti per una meditazione missionaria, personale o comunitaria, sulla Parola di Dio, la quale, in modo costante e sorprendente, continua a illuminare, rafforzare e sostenere il cammino missionario della Chiesa, per la vita del mondo.

Il ‘Dio della festa’ vuole che neppure una pecora si perda!
 
XXIV Domenica del T. O.
Anno C - 11.9.2016
 
Esodo 32,7-11.13-14
Salmo 50
1Timoteo 1,12-17
Luca 15,1-32
 
Riflessioni

Il capitolo 15° è il cuore del Vangelo di Luca. Con le tre famose parabole  -della pecora smarrita, la moneta perduta, il papà di due figli sbandati-  Gesù ci rivela il volto e il Cuore di Dio: è un Dio-pastore, un Dio-madre, un Dio-padre. Un Dio che si incontra nella vita: in casa, nel lavoro, nelle vicende quotidiane. Un Dio che è Padre e Madre, buono, amico, solidale, accogliente; Dio di tenerezza e di misericordia, sempre disposto al perdono, all’abbraccio, a voltar pagina, a far nuovo il cuore di chiunque a Lui si affida e di Lui si fida. Per Lui nessuna pecora è anonima o superflua: tutte sono importanti, nessuna si deve smarrire, fa il possibile perché neppure una si perda e, se succede, fa di tutto per ricuperarla. Dà perfino la vita per riunire i figli dispersi (cf. Gv 11,52). Il Padre prodigo di misericordia è il nucleo centrale del Vangelo   -un vangelo nel Vangelo!-  la bella notizia per eccellenza, che apre il cuore alla speranza, alla gioia, alla vita.

 

L’orientamento fondamentale di una persona e la sua solidità psichica-emotiva-spirituale dipendono dall’idea che si ha di Dio. Spesso, per condizionamenti familiari o metodi educativi, varie persone sono indotte a portarsi addosso l’idea falsa di un dio giudice severo, gretto, castigatore, lontano, distratto, chiuso nel suo mondo… Nulla di più aberrante e pericoloso! Tutte e tre le parabole odierne di Luca terminano con una festa. Il Dio del Vangelo è Dio della festa, della vita, della gioia; vuole che siamo felici. Ama la festa, gioisce, invita a far festa, provoca la festa… (v. 5.6.7.9.10); ama essere nostro compagno di viaggio nei momenti di gioia come pure in quelli di dolore, sempre pronto a dare ali alla speranza e coraggio nelle frustrazioni.

 

Il Dio cristiano offre a tutti la possibilità della festa, con la tipica gioia che nasce dal mistero pasquale. Ma sempre con libertà. Dio è Padre, non un padrone: nella sua casa vuole figli liberi e gioiosi, non servi amareggiati; invita ma non costringe. Per esempio, Gesù non dice che il pastore abbia poi sbarrato la porta dell’ovile per impedire alle pecore altre scappatelle; né dice che il padre abbia chiuso a chiave la porta di casa per impedire al figlio minore di andarsene nuovamente; non dice neppure se, alla fine, il figlio maggiore sia entrato alla festa, o sia rimasto chiuso nella posizione di rifiuto di suo padre e di suo fratello… Dio si offre come centro e luogo della festa, della vita, ma non forza nessuno. Nella sua libertà l’uomo può anche arrivare al punto di resistere a Dio e di chiudersi al dono che Egli fa di se stesso. Ma se uno Gli apre il cuore, Dio entra a far festa con lui (cf. Ap 3,20).

San Paolo (II lettura) si presenta come una persona radicalmente trasformata da Dio, il quale, andando oltre i gravi sbagli dell’apostolo, lo ha reso forte, lo ha giudicato degno di fiducia chiamandolo al suo servizio e usandogli misericordia (v. 12-13). Infatti “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (v. 15), rivelandoci così il vero cuore di Dio Padre, come appare già nel Primo Testamento (I lettura). Dio minaccia di castigare il popolo che lo ha rifiutato facendosi “un vitello di metallo fuso” (v. 8). In realtà, la minaccia è solo apparente, è parte di una pedagogia salvifica più ampia, per far comprendere la forza della preghiera di intercessione. Mosè ne è un esempio luminoso: egli si colloca sulla breccia, fa da ponte fra il popolo e Dio, supplicando Dio in favore del popolo. Da bravo avvocato, osa perfino suggerire a Dio le ragioni per le quali Egli non può distruggere il suo popolo (v. 11-13).

 
Mosè appare come modello di orante, convinto della forza missionaria della preghiera di intercessione, che spesso va unita all’offerta della sofferenza e della propria vita. «Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio»  (v. 11). “In realtà l’espressione usata nel testo originale ebraico andrebbe tradotta così: ‘Mosè allora cominciò ad accarezzare il volto del Signore, suo Dio, dicendo…’. Mosè si comporta come un bambino che vede il papà corrucciato e si mette a coccolarlo, fino a quando riesce a strappargli un sorriso. L’immagine di Mosè che accarezza il volto di Dio è una delle più belle della Bibbia” (Fernando Armellini). La preghiera di intercessione è documentata nella Bibbia e nella storia della spiritualità incarnata nei grandi oranti: Abramo, Mosè, Samuele, Davide, Geremia, Ester, Paolo, Maria, Cristo, lo Spirito Santo… E poi San Benedetto, Teresa d’Avila, Giovanni M. Vianney, Teresa di Calcutta (*) e tanti altri grandi evangelizzatori che imploravano da Dio l’efficacia della loro azione missionaria e la conversione della gente. Un esempio fra gli altri è San Daniele Comboni, un missionario che scriveva dall’Africa: “L’onnipotenza della preghiera è la nostra forza”.

 
Parola del Papa

(*)  Non esiste alternativa alla carità… Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata… La misericordia è stata per lei il ‘sale’ che dava sapore a ogni sua opera… Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione. Madre Teresa amava dire: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere». Portiamo nel cuore il suo sorriso e doniamolo a quanti incontriamo nel nostro cammino, specialmente a quanti soffrono”.

Papa Francesco
Omelia nella canonizzazione della Beata Madre Teresa di Calcutta, 4.9.2016

 

Sui passi dei Missionari
- 11/9: S. Giovanni Gabriele Perboyre (1802-1840), sacerdote lazzarista francese, missionario in Cina, dove fu incarcerato, sospeso in croce e strangolato a Uciamensi, nella provincia del Hubei.
- 13/9: S. Giovanni Crisostomo (ca. 349-407), vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa; scrisse e soffrì molto, morì in esilio a Comana, sul Mar Nero.
- 14/9: Festa della Esaltazione della Santa Croce, icona del Crocifisso-Risorto, simbolo del mistero pasquale per la salvezza di tutti i popoli.
- 15/9: Beata Vergine Maria Addolorata, associata intimamente alla passione redentrice di Cristo.
- 15/9: B. Paolo Manna (1872-1952), sacerdote italiano del PIME, missionario in Birmania (oggi Myanmar), fondatore della Pontificia Unione Missionaria, per la diffusione dello spirito missionario nelle comunità cristiane; fu grande promotore della Settimana per l’Unità dei Cristiani.
- 16/9: S. Cipriano, vescovo di Cartagine (Tunisia), teologo apologeta e martire (ca. 200+258).
- 16/9: S. Giovanni Macías (1585-1645), spagnolo, fratello coadiutore domenicano; visse e morì a Lima (Perù), dedito ai poveri e ai malati.
- 16/9: Servo di Dio Card. Francesco Saverio Nguyen Van Thuan (Hué, Vietnam 1928 - Roma 2002), vescovo coadiutore di Ho Chi Minh City (Saigon), imprigionato per 13 anni (1975-1988); visse gli ultimi anni a Roma come Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)
Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”
+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++