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PAROLA PER LA MISSIONE
Spunti di riflessione missionaria
sulla liturgia domenicale

L'EUNTES.NET propone, settimanalmente, a laici, religiose e sacerdoti un itinerario di riflessioni sulla liturgia domenicale in chiave missionaria. Si offrono degli spunti per una meditazione missionaria, personale o comunitaria, sulla Parola di Dio, la quale, in modo costante e sorprendente, continua a illuminare, rafforzare e sostenere il cammino missionario della Chiesa, per la vita del mondo.



Ridare vigore alla fede - promuovere la Missione
 
XXVII Domenica del T. O.
Anno A - 8.10.2017

 

Isaia  5,1-7
Salmo  79
Filippesi  4,6-9
Matteo  21,33-43
 
Riflessioni
La vigna ha il suo cantore. Il profeta Isaia, denominato il “Dante della letteratura biblica”, dedica uno dei suoi più appassionati cantici poetici alla vigna di un amico (I lettura). Si tratta di una vigna piantata con amore, curata, protetta, ripulita con ogni cura e tante speranze (v. 1-2.4). La vigna del Signore è il suo popolo (v. 7 e il salmo responsoriale). Purtroppo, la vigna  -cioè il popolo-  è stato infedele. Al momento della vendemmia, le attese lasciano il posto a delusioni e amarezze: acini acerbi invece di uva (v. 4); invece di frutti di giustizia e rettitudine, il popolo ha prodotto spargimento di sangue e grida di oppressi (v. 7). Il dramma di quella vigna diventa, di fatto, tragedia nella parabola di Gesù (Vangelo). I vignaioli, oltre ad appropriarsi del raccolto, diventano omicidi: bastonano, lapidano e uccidono non solo gli inviati del padrone, ma perfino suo figlio (v. 35-39). L’applicazione ai fatti della morte di Gesù è diretta. Ma l’amore di Dio per il suo popolo supera qualunque malvagità. Dio, che si è inserito nella storia, dà un senso nuovo ai fatti umani: recupera la pietra  -Gesù!-  scartata dai costruttori e ne fa la pietra d’angolo (v. 42), cioè la base della salvezza per tutti i popoli. Ormai è chiaro: chi rifiuta Dio si autocondanna all’infruttuosità; solo chi l’accetta e rimane in Lui fa molto frutto. Perché senza di Lui non possiamo far nulla (Gv 15,5). Dio vuole ostinatamente il nostro bene, e quindi non molla, non cede alla delusione, non rinuncia ai frutti. Ritenta dopo ogni rifiuto: ripropone  a nuovi popoli lo stesso Salvatore, affinché, uniti a Lui, diano frutti di vita (v. 34.41.43).

 La storia dell’annuncio del Vangelo nel mondo registra le vicende e l’alternarsi di popoli che, in epoche successive, accolsero o rifiutarono il messaggio cristiano, con le relative conseguenze di bene o di male. Nessun popolo può autodefinirsi migliore degli altri, o ritenersi evangelizzato una volta per sempre. Il fatto della nascita, fioritura e poi scomparsa di numerose comunità cristiane in varie regioni del mondo, invita a fare serie riflessioni missionarie. Di tante fiorenti comunità cristiane del Nord-Africa e dell’Asia Minore  -anche se fondate da Apostoli e guidate da Padri della Chiesa-  ora sono rimasti soltanto i nomi, alcuni resti archeologici e poco più. Nel frattempo, altre nazioni e continenti si sono aperti al Vangelo e continuano a dare frutti (in Africa, America, Asia, Oceania…); mentre alcuni popoli dell’occidente cristiano, che un tempo erano forti nella fede, ora sperimentano stanchezza e fatiche, con scarsi frutti. Nel cuore delle persone e nelle culture dei popoli vi sono zone che permangono nel mistero! Ma come recuperare freschezza e vigore nella fede? È questa la grande sfida per un’efficace attività missionaria.

 
San Paolo si rivolge ai cristiani di Filippi (II lettura), comunità che, a suo tempo, ha dato buoni frutti, ed enumera otto frutti da coltivare e promuovere: ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, virtuoso, lodevole (v. 8), per garantire la pace con Dio e con il prossimo (v. 8-9). Sono valori che invitano a pensare in positivo, e sono la base per i cammini della Missione nel mondo, quali: dialogo con le altre religioni, inculturazione, dialogo ecumenico, promozione della giustizia, salvaguardia del creato

 
Paolo raccomanda quei frutti e valori ai cristiani di Filippi, la prima comunità che egli fondò in Europa durante il secondo viaggio missionario (anni 49-50); una comunità con la quale egli stabilì rapporti particolarmente affettuosi. Le origini della comunità di Filippi offrono spunti missionari interessanti. Dopo il concilio di Gerusalemme (At 15), Paolo aveva rivisitato le comunità dell’Asia Minore, vi aveva nominato dei responsabili e cercava nuovi campi da evangelizzare (At 16,6-7). Giunto a Tròade (Asia Minore), gli apparve in una visione notturna un Macedone, che gli aprì la via a un mondo nuovo: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (At 16,9-10). Il mare da attraversare era piccolo, ma quel passaggio era assai significativo: per Paolo e compagni era l’ingresso in Europa. Ormai lo sguardo di Paolo puntava già su Roma, capitale dell’Impero Romano. Gli inizi della comunità di Filippi e l’invito del Macedone (“Passa…e aiutaci!”) costituiscono un fatto emblematico e un richiamo missionario alle comunità ecclesiali di ogni tempo, ad accogliere il grido  -aperto o silenzioso-  dei tanti Macedoni di oggi (persone, popoli, eventi, situazioni…). (*)  Sono temi permanenti, che richiedono preghiera, riflessione e impegno nell’ottobre missionario e nella Giornata Missionaria Mondiale. Ma anche dopo queste date. Sempre!

 
Parola del Papa

(*)  “Qual è il fondamento della missione? Qual è il cuore della missione? Quali sono gli atteggiamenti vitali della missione? La missione della Chiesa, destinata a tutti gli uomini di buona volontà, è fondata sul potere trasformante del Vangelo. Il Vangelo è una Buona Notizia che porta in sé una gioia contagiosa perché contiene e offre una vita nuova: quella di Cristo risorto, il quale, comunicando il suo Spirito vivificante, diventa Via, Verità e Vita per noi (cfr. Gv 14,6). È Via che ci invita a seguirlo con fiducia e coraggio. Nel seguire Gesù come nostra Via, ne sperimentiamo la Verità e riceviamo la sua Vita, che è piena comunione con Dio Padre nella forza dello Spirito Santo, ci rende liberi da ogni forma di egoismo ed è fonte di creatività nell’amore”.

Papa Francesco
Messaggio per Giornata Missionaria Mondiale 2017, n. 1

 Sui passi dei Missionari

- 8/10: S. Giovanni Calabria (1873-1954), sacerdote di Verona, fondatore di due Congregazioni della Divina Provvidenza, a favore dei giovani, i poveri e gli ammalati.
- 9/10: S. Ludovico Bertrán (1526-1581), sacerdote domenicano spagnolo, missionario in Colombia, dove evangelizzò i popoli indigeni e ne prese le difese davanti agli oppressori.
- 9/10: S. Giovanni Leonardi (1541-1609), fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio. Con il prelato spagnolo G. B. Vives, fondò a Roma una scuola per futuri missionari ad gentes, precorritrice del Collegio di Propaganda Fide (1627).
- 10/10: S. Daniele Comboni (1831-1881), primo vescovo-Vicario apostolico dell’Africa Centrale; elaborò un Piano per “salvare l’Africa per mezzo degli Africani” (1864) e fondò due istituti missionari. Morì a Khartoum (Sudan) all’età di 50 anni. Il suo motto era: “Africa o morte!”.
- 11/10: S. Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1881-1963), il “Papa buono”, che annunciò (1959) e inaugurò il Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962.
- 12/10: Memoria di 4966 martiri e confessori (+483) durante la persecuzione dei Vandali del re ariano Unnerico nell’Africa settentrionale.
- 12/10: Festa della “Aparecida”, immagine di Maria patrona del Brasile, molto cara agli afrobrasiliani.
- 12/10: Arrivo di Cristoforo Colombo in America (1492), inizio della conquista coloniale del continente e della evangelizzazione del Nuovo Mondo.
- 12/10: Ricordo di Simon Kimbangu (+1951), fondatore della Chiesa indipendente kimbanguista in Congo.



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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)
Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”
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