Euntes...



Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e World Islamic Call Society

L'incontro del Papa con i partecipanti
a un colloquio tra cattolici e musulmani


Soddisfazione e forte incoraggiamento sono stati espressi da Benedetto XVI ai partecipanti al colloquio organizzato congiuntamente dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e la World Islamic Call Society, di Tripoli, in Libia. Il Papa li ha ricevuti in una sala dell'Aula Paolo VI al termine dell'udienza generale.
Il colloquio, svoltosi a Roma dal 15 al 17 dicembre, segue altri incontri, cominciati nel 1976 attraverso la Conferenza cristiano-musulmana a Tripoli, e poi regolarmente svoltisi dal 1989 fino a oggi. All'incontro hanno partecipato, da parte cattolica, il cardinale Jean-Louis Tauran, l'arcivescovo Pier Luigi Celata, il vescovo Giovanni Innocenzo Martinelli, il vescovo Jean-Luc Brunin, monsignor Khaled Akasheh, padre Markus Solo, monsignor Bernard Munono Muyembe, monsignor Mato Zovkic, il domenicano padre Joseph Ellul, la dottoressa Ilaria Morali, la dottoressa Eugenia Di Gregorio, il signor Roberto Mussi; da parte musulmana, il signor Ibrahim Rabu, il dottor Mohamed Fathalla Ziadi, il dottor Abdelati Abdelgalil Al-Warfally, il dottor Amal Ibrahim Said, il dottor Mohammad Assammak, il dottor Mohammed Bakari, il dottor Anas Schakfeh, il signor Faisal Joseph, l'imam Ahmad Tayel, il dottor Mohammad Beshari e il dottor Mansur Tantush.
Ha presieduto la delegazione cattolica il cardinale Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mentre ha guidato la delegazione musulmana il signor Rabou, capo dipartimento di Conferenze, Organizzazioni internazionali e Aiuto, nell'ambito della World Islamic Call Society.

Il tema del colloquio è stato "Responsabilità dei capi religiosi, in particolare in tempi di crisi". Il tema è stato suddiviso in tre sotto-temi:  responsabilità religiose; responsabilità culturali e sociali; tempi di crisi sulla via del dialogo interreligioso.

I partecipanti cattolici e musulmani hanno concordato sui seguenti punti.

La prima e più importante responsabilità dei capi religiosi è di natura religiosa, secondo le rispettive tradizioni religiose, e consiste nell'osservare fedelmente queste ultime attraverso l'insegnamento, le buone opere e l'esempio, quindi servire le proprie comunità per la gloria di Dio.


Considerando il ruolo che le religioni possono e dovrebbero avere nella società, i capi religiosi devono svolgere anche un ruolo culturale e sociale, promuovendo valori etici fondamentali quali giustizia, solidarietà, pace, armonia sociale e il bene comune della società nella sua interezza, in particolare in relazione ai bisognosi, ai migranti e agli oppressi.

I capi religiosi hanno una responsabilità speciale verso i giovani, che richiedono particolare attenzione per non essere vittima del fanatismo e del radicalismo religiosi, ricevendo invece una buona educazione che li aiuti a divenire edificatori di ponti e artefici di pace.

Tenendo conto del fatto che a livello sia nazionale sia internazionale sono possibili crisi di diversa natura, incluse quelle relative ai rapporti religiosi, i capi dovrebbero imparare a prevenire, ad affrontare e a risolvere queste particolari situazioni, evitando il loro degenerare in violenza confessionale. Ciò richiede un rispetto e una conoscenza reciproci, sia curando i rapporti personali sia la fiducia reciproca, cosicché si sia in grado di affrontare insieme le crisi quando si manifestano.


Le due parti hanno concordato di tenere il prossimo colloquio a Tripoli entro due anni.