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Portogallo: una petizione chiede la sospensione della legge sull'aborto

 

LISBONA, lunedì, 12 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Una petizione per chiedere la sospensione della legge sull'aborto verrà consegnata al Parlamento portoghese mercoledì prossimo.

Secondo quanto riferisce l'Agenzia Ecclesia, la petizione collettiva è stata promossa dai movimenti pro-vita, che hanno raccolto in pochi mesi circa 4.500 firme. Sarà consegnata al presidente dell'Assemblea della Repubblica e al presidente della Commissione Parlamentare per la Salute in un atto al quale saranno presenti cittadini di tutto il Paese.

In alcune dichiarazioni all'agenzia della Conferenza Episcopale Portoghese, Luís Botelho Ribeiro, uno dei promotori dell'iniziativa, ha sottolineato l'importanza di mantenere vivo il dibattito sul tema dell'aborto, che molti hanno considerato chiuso dopo il referendum del 2007.

“La questione dell'aborto è tutto fuorché terminata”, ha dichiarato, lamentando l'attuale “liberalizzazione” della pratica e gli “abusi intollerabili” della legge esistente, che non rispetta “lo spirito del legislatore”.

Il testo della petizione sottolinea che la legge dell'aborto “non ha eliminato il problema degli aborti clandestini, come si proponeva”, aggiungendo che questo provvedimento legislativo “contribuisce all'aggravamento del tasso di natalità e all'invecchiamento della società portoghese, sempre più dipendente dai flussi migratori per nascondere la sua forte tendenza recessiva”.

Allo stesso modo, la petizione rimarca le “inaccettabili pressioni sul codice deontologico dei medici” e sostiene che la legge “ha trasformato l'aborto in un metodo contraccettivo di fatto, permettendo aborti multipli, già verificatisi, e l''eugenetica liberale'”.

“Nonostante siano riconosciuti ai professionisti sanitari, i diritti costituzionalmente consacrati dell''obiezione di coscienza' non vengono estesi ai cittadini-contribuenti che ritengono un attentato grave per la propria coscienza vedersi costretti dallo Stato a fornire la propria collaborazione materiale, attraverso le imposte, alla realizzazione di aborti”, conclude il testo.