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La Comunione anglicana si prepara

per il Sinodo generale

 

 

Londra, 7. Da lunedì a venerdì prossimo si terranno i lavori del Sinodo generale della Comunione anglicana, un appuntamento che potrebbe fornire un quadro più chiaro del futuro degli anglicani. Molti e delicati i temi che saranno affrontati dai leader religiosi nei prossimi giorni. Tra tutti, il dialogo interreligioso e l'ordinazione episcopale delle donne, ma si parlerà anche di cambiamenti climatici e di crisi economica. Sulle implicazioni ecumeniche, il primo giorno del Sinodo generale, parlerà il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, invitato dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams.


L'atmosfera del Sinodo non sarà certamente distesa visto come sono andati i lavori appena conclusi ad Alessandria d'Egitto, dove nei giorni scorsi si sono riuniti i primati anglicani. Nel documento finale, infatti, emerge la fatica e la volontà della Comunione anglicana di camminare ancora insieme. Rowan Williams ha sottolineato che "la Comunione anglicana è sì profondamente divisa, ma non si tratta di uno scisma".


Nel comunicato finale dell'incontro in Egitto, trentaquattro leader religiosi anglicani di tutto il mondo hanno dichiarato che "il forte desiderio di far fiorire la nostra comunità cristiana mondiale è di rimanere uniti, nonostante le difficoltà e le divisioni che attraversano il mondo anglicano sui temi dell'omosessualità e dell'ordinazione di vescovi".


In occasione dell'incontro che si è tenuto tra il 1° e il 5 febbraio sotto la presidenza dell'arcivescovo Rowan Williams, i rappresentanti anglicani sono stati ricevuti dal Patriarca della Chiesa copta ortodossa, Sua Beatitudine Shenouda iii.


Quello di Alessandria d'Egitto è stato il primo incontro dopo la "Lambeth Conference" dello scorso anno che aveva evidenziato una serie di difficoltà, soprattutto a causa delle diverse opinioni riguardo ai temi dell'omossesualità emerse nelle Chiese del Nord America ed Europa.


"Siamo consapevoli - si legge nel comunicato finale diffuso venerdì sera - che gli atteggiamenti e le deliberazioni di alcuni primati hanno talvolta e inavvertitamente dato luogo a disaccordo e delusione". Nel prendere atto della "difficile natura di queste tensioni", il comunicato sottolinea anche la capacità, all'interno della Comunione anglicana, di "discutere di queste questioni in uno spirito di dialogo aperto e rispettoso".


La scelta dell'Egitto come Paese ospitante l'assemblea non è casuale. Anzi essa dimostra lo sforzo che il primate anglicano sta esercitando per evitare la spaccatura della Comunione anglicana tra l'area "conservatrice" rappresentata dalle Chiese del Sud del mondo, e quella del Nord America, cioè Stati Uniti e Canada, non esenti da divisioni al loro interno.


Il nostro impegno - hanno affermato i leader anglicani - rivela la complessità della situazione, "le questioni non sono così chiare come alcuni lasciano intendere. L'anima della nostra comunione è stata messa sotto pressione e minacciata da rapporti danneggiati e fratturati. Ci sono profonde e continue divergenze specialmente su questioni relative alla elezione dei vescovi dichiaratamente omosessuali e alle cerimonie di benedizione per le unioni tra persone dello stesso sesso".


"La moratoria richiesta dal rapporto di Windsor e riaffermata dalla maggioranza dei vescovi alla Conferenza di Lambeth - si legge nel comunicato - è stata molto discussa. Se un modo deve essere trovato per andare avanti e ristabilire la fiducia reciproca è imperativo che cessino ulteriori aggravamenti della situazione o atti che possono essere causa di incomprensione e ostilità".


Nel comunicato si informa anche che è allo studio la possibilità di stabilire all'interno della Comunione anglicana "giurisdizioni parallele", una sorta di coalizione di sette differenti organizzazioni, anche se si ammette che su questa possibilità non c'è ancora nessun consenso tra i leader religiosi anglicani.


Intanto, nella bozza del documento sulla questione che sarà affrontata da martedì prossimo durante i lavori del Sinodo generale, emerge la volontà di individuare una soluzione al problema dei fedeli che "in coscienza" non sono disposti ad accettare il ministero ordinato delle donne come sacerdoti e come vescovi. Di qui lo sforzo di individuare "disposizioni speciali" per permettere a quei fedeli di mantenere il più alto grado di comunione possibile all'interno dell'anglicanesimo.