Euntes...


 


di Marta Lago

Città del Messico, 16. Conoscere se stessi è un compito non facile ma imprescindibile. È questo l'invito che viene rivolto alla famiglia:  riconoscersi, ossia conoscersi di nuovo e assumere il proprio ruolo insostituibile nella società. Solo così essa può esercitare la sua vocazione di trasmettere i valori umani e cristiani, come viene sintetizzato nel tema del VI Incontro mondiale della famiglie, in corso a Città del Messico. Il Congresso teologico-pastorale - prima fase dell'incontro - sta fornendo linee guida nell'iter di riscoperta della famiglia. Si tratta di una presa di coscienza che implica necessariamente il riconoscimento del valore aggiunto della famiglia e che genera innumerevoli virtù sociali, come ha sottolineato Pierpaolo Donati, dell'università di Bologna. È il clima di fiducia, di cooperazione e di reciprocità a permettere, nella relazione familiare, lo sviluppo delle virtù che la rendono unica in e per la società, e pertanto meritevole di un sostegno che l'aiuti a formarsi, a conoscersi e a rigenerarsi come famiglia.


Da qui l'appello alla responsabilità rivolto ai sistemi politico-amministrativi. Ma anche alle famiglie stesse, affinché abbandonino la loro passività. A lanciarlo è stata in particolare la senatrice argentina Liliana Teresita Negre de Alonso, che, di fronte ai diecimila partecipanti al congresso, ha esortato a intervenire nel dibattito politico divenendo protagonisti nella gestazione di leggi a favore della vita e della famiglia. Le possibilità sono molteplici:  l'azione legislativa diretta, la corretta elezione dei legislatori e il controllo esercitato sul loro operato.


L'emergenza educativa - segnalata da Benedetto XVI - è il filo conduttore del congresso, nella cui seconda giornata è stata approfondita la necessità di un'educazione adeguata alla sessualità, visto che la sua banalizzazione porta - solo per citare alcune conseguenze - al disprezzo della vita nascente, alla pornografia, fino alla violenza carnale. In sintesi, alla distruzione personale e del tessuto sociale. Nel suo intervento, Maria Luisa Di Pietro, professore associato di Bioetica della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha sottolineato la necessità di difendere il diritto e il dovere dei genitori a educare i propri figli. Un diritto e un dovere, ha detto, che precede qualsiasi riconoscimento o imposizione sociale, che è irrinunciabile e non delegabile, e che nessuno deve usurpare. La presa di coscienza di ciò che significa essere famiglia porta a un altro punto fondamentale:  al diritto di educare i figli - secondo le proprie convinzioni morali e religiose - corrisponde un dovere educativo, quello di offrire ai figli un contesto familiare che permetta la loro formazione nell'amore. Un tale dovere si elude quando si tollera un'istruzione immorale o inadeguata al di fuori dell'ambito familiare.


Naturalmente, l'educazione o la diseducazione dipendono anche dai media, o meglio dall'uso che se ne fa. La responsabilità è duplice:  del comunicatore e della famiglia. Norberto González Gaitano, docente di Opinione pubblica presso la Pontificia Università della Santa Croce, nella sua relazione non condanna, ma ammonisce, ricordando la diffusione di contenuti lesivi, o quanto meno superficiali e parziali, dietro la maschera della normalità. L'uso inappropriato dei media, sostiene, produce eserciti di analfabeti con parvenza di conoscenza. Il campo è vastissimo:  va dalla televisione a internet, ai videogiochi. La formazione della famiglia è dunque un'urgenza, al fine di evitare deformazioni che le impedirebbero di essere ciò che deve:  amplificatore dei valori umani e cristiani attraverso la testimonianza. La scuola più efficace.



(©L'Osservatore Romano - 17 gennaio 2009)