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L'islam che Benedetto XVI incontrerà in Camerun

Una comunità radicata e tollerante diffusasi nel XIX secolo

di Nieves San Martín

ROMA, giovedì, 12 marzo 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI, come i suoi predecessori nei loro viaggi, incontra rappresentanti della religione radicata nel Paese che visita. In Camerun dopo il cristianesimo, con una presenza del 42%, e le numerose religioni tradizionali che rappresentano il 30%, la terza religione per numero di fedeli è l'islam, con il 20-22%. Il Papa incontrerà i leader islamici il 19 marzo nella Nunziatura Apostolica di Yaoundé.

Poco più di un quinto della popolazione camerunense è musulmano. La presenza dei seguaci del Profeta nel Paese è antica e molto consolidata anche se in generale, a differenza di molti altri Paesi africani, è un islam tollerante, moderato e lontano da tentazioni estremiste.

Una delle caratteristiche più rilevanti dell'organizzazione interna dei fedeli musulmani è che sono sotto l'orientamento diretto dei quattordici imam principali, in particolare del rispettato Ibrahim Moussa, Grande Imam di Yaoundé, che nell'agosto 2008 ha assunto la direzione della Grande Moschea centrale della capitale, chiamata coranica camerunense.

L'islam è arrivato in questo territorio per la prima volta nel 1715 attraverso i primi musulmani giunti dal vicino Ciad, ma si è diffuso nei primi anni del XIX secolo, soprattutto mediante i pastori nomadi “fula” e la fraternità sufi (Qadiri e Tijani).

I primi musulmani in Camerun cercavano il mare per migliorare le loro attività commerciali. Una prima ondata entrò nel Paese dal nord e questo spiega il fatto che oggi in queste regioni la presenza musulmana sia più consistente rispetto alla media nazionale. L'islam si è poi affermato anche nella zona centrale del Paese.

Giovanni Paolo II ha dedicato un'attenzione speciale al dialogo con i leader musulmani camerunensi nella sua visita del 1985. Il 12 agosto, incontrandoli, ha sottolineato che è sempre esistita una convivenza pacifica tra cattolici e islamici.

In Camerun c'è “una società pluralista in cui vivono fianco a fianco cristiani, musulmani e fedeli delle religioni africane tradizionali”, disse il Papa, sottolineando che questa è “una delle grandi sfide per l’umanità d’oggi nel mondo: imparare a vivere insieme in modo pacifico e costruttivo”.

Per il Pontefice polacco, era necessario “riconoscere che viviamo in un’epoca di polarizzazione”.

Alcuni gruppi etnici, certe comunità religiose e certe ideologie economiche e politiche, avvertiva Giovanni Paolo II, “tendono a far prevalere il loro punto di vista escludendo coloro che non lo condividono, a difendere i loro diritti al punto da ignorare quelli degli altri”.

Per questo, esortava cristiani e musulmani a resistere “a queste tentazioni, perché esse non conducono l’umanità a questi atti veramente buoni, conformi alla vita che Dio ha tracciato per noi fin dal principio”.

L'unico “vero cammino”, aggiungeva, è “quello del dialogo”. Un dialogo con molti aspetti, a partire dal fatto di “imparare a conoscere la fede gli uni degli altri, superare i pregiudizi e i malintesi” ed “essere tolleranti nei riguardi delle differenze”, giungendo, “malgrado gli ostacoli, a una mutua fiducia, tale che possiamo incontrarci per parlare e per preparare dei progetti in comune, rispettando le responsabilità e i diritti di ciascuno. Vuol dire impegnarci in azioni concrete per sviluppare il nostro Paese, per lavorare insieme a costruire una società in cui la dignità di ogni persona sia riconosciuta e rispettata”.

Dal discorso di Benedetto XVI all'Università di Ratisbona sono stati compiuti importanti passi avanti nell'intesa reciproca tra cattolici e musulmani.

Quello più importante è stata la lettera aperta che 138 leader religiosi musulmani gli hanno inviato e la risposta di Benedetto XVI in cui assicurava la volontà della Chiesa cattolica di procedere sulla via del dialogo.

In quell'occasione, il Papa li ha invitati a recarsi a Roma per avere un incontro di lavoro con i rappresentanti di Curia ed altri esperti cattolici sul dialogo interreligioso.