La lettera del Papa? Una lezione di vero ecumenismo!
Parla uno dei sacerdoti incaricati dal Cardinale
Caffarra di celebrare la Messa Tridentina
di Antonio Gaspari
BOLOGNA,
giovedì, 12 marzo 2009 (ZENIT.org).- La pubblicazione della Lettera ai
Vescovi della Chiesa cattolica in cui il Pontefice Benedetto XVI spiega
come e perchè è arrivato alla remissione della scomunica ai quattro
Vescovi della Fraternità Sacerdotale S. Pio X (FSSPX) sta suscitando un
intenso dibattito.
Per cercare di chiarire i termini della
questione, ZENIT ha intervistato don Alfredo Morselli, parroco nella
Diocesi di Bologna e uno dei sacerdoti incaricati dal Cardinale Carlo
Caffarra di celebrare la Messa Tridentina.
Che impressione ha avuto ad una prima lettura del
documento?
Don Alfredo: Una lezione di vero "ecumenismo" (in senso largo)! La
Chiesa non affigge tesi sulla porta di San Pietro, ma va a cercare il
fratello, spinta dalla carità e dalla verità immutabile che ha prima
nel suo cuore che nei suoi documenti. E visto che si avvicina il tempo
di Passione, viene spontaneo accostare alla sollecitudine del Papa le
parole di San Paolo: “Parliamo di una Sapienza nascosta che il mondo
non ha conosciuto...”. Questa grandissima paternità è unita e fermezza
dottrinale: il Papa non fa sconti sulla verità con nessuno, ma
ribadisce che “il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una
posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su
ragioni disciplinari ma dottrinali”... Ma siccome le dottrine non hanno
un’esistenza autonoma, ma esistono perché ci sono uomini che le
veicolano, un clima di serenità e paternità può spezzare le
incomprensioni.
Il Papa ha detto chiaramente che “non si
può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962”:
questa chiarezza potrebbe rallentare il dialogo con la FSSPX?
Don Alfredo: No, perché il problema non è una data di
confine, ma come
si devono comprendere il prima e il dopo di una certa data: e questo
non è un problema che riguarda solo la Fraternità San Pio X, ma
un’errata e purtroppo generalizzata comprensione del Vaticano II in
termini di rottura con il passato; sono significative le parole: “Ad
alcuni di coloro che si segnalano come difensori del Concilio deve
essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta con sé
l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al
Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non
può tagliare le radici di cui l’albero vive“.
Il Papa ha
messo in guardia contro la volontà di creare un nemico a tutti i costi
“contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio”. Che cosa
significa?
Don Alfredo: I seminari vuoti, i preti che
lasciano il loro ministero, scandali vari, il carrierismo, i teologi
che contestano il magistero etc... Tutto questo non è colpa di chi dice
la Messa di San Pio V e se in alcuni paesi i Vescovi sono più dei
seminaristi non è colpa delle dichiarazioni folli di mons.
Williamson... L’accanimento contro i sacerdoti che si dicono ortodossi
fa dimenticare i veri problemi della Chiesa nei paesi in cui la civiltà
cristiana era nata. Il Papa ci dice che adesso è ora di lavorare e non
di parlare: si tratta, senza demonizzare nessuno, di intraprendere un
coraggioso cammino di santità e di martirio...
Che cos’è l’ermeneutica della continuità secondo
Benedetto XVI?
Don Alfredo: Senz’altro non è solo una pur utile e necessaria ricerca
teologica su come il pre e il post Concilio vanno d’accordo: le cito
alcune parole del discorso tenuto presso il Monastero di Santa
Francesca Romana a Tor de' Specchi il 9 marzo 2009; mi hanno
impressionato due frasi: “Il cuore di Maria è il chiostro dove la
Parola continua a parlare nel silenzio, e al tempo stesso è la fornace
di una carità che spinge a gesti coraggiosi” e “le pareti di questi
ambienti sono decorate da immagini della vita di lei, a dimostrare che
il vero edificio che Dio ama costruire è la vita dei santi”.
Se
chiederemo la grazia di essere generati santi nel Cuore di Maria,
allora il nostro cuore avrà quella trasparenza per saper vivere da
buoni cristiani, senza neppur sospettare contraddizione tra il passato
e il presente della vita della Chiesa.
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